Grano saraceno con pesto di rucola e mandorle

Il periodo più pieno di sempre, quello in cui torni dall’ufficio e hai sempre mille cose da fare. Che voglio fare tutto, ma le giornate hanno solo 24 ore e allora cucinare diventa difficile.
Se poi aggiungiamo il caldo, accendere il forno è praticamente impossibile.
Anche rinfrescare Gioia è un’impresa ma menomale lei se ne sta in frigorifero ad aspettarmi con pazienza.

I fornelli però li accendo ogni sera, dopo le lezioni e la palestra ma prima dei quiz, per cucinare il pranzo del giorno dopo, che ho sempre poca voglia ma s’ha da fare.
Preparo cereali e verdure: cose semplicissime da fare al volo, senza sporcare troppo che poi mi tocca pure lavare cento pentole.

Ma le cose semplici e veloci non sono sinonimo di cose meno buone.
Questo piatto ne è la prova: grano saraceno con pesto di rucola e mandorle e pomodorini.

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Non avevo mai preparato il pesto di rucola e ho scoperto essere molto più facile di quanto pensassi. Basta frullare la rucola con olio, mandorle e un pizzico di sale per ottenere un contorno brillante e profumato. Questo pesto è indicato anche per gli intolleranti al lattosio o per chi segue un’alimentazione vegana dato che ho scelto di omettere il formaggio. Lo si può usare per condire pasta, riso, farro e così via.
Io ho scelto di abbinarlo al grano saraceno, che da poco è entrato in chicchi nella mia dispensa (prima lo conoscevo solo sotto forma di farina!).
Il grano saraceno è un finto cereale: è una pianta che appartiene alla stessa famiglia del rabarbaro, quindi non contiene glutine e può essere mangiato da chi soffre di celiachia.
Ma fa bene a tutti: è ricco di magnesio, potassio, ferro e vitamine.

Con pochi ingredienti, poche pentole da sporcare e poco tempo si ottiene un piatto colorato, estivo e delizioso.

Ingredienti:
180 gr di grano saraceno
50 gr di rucola
50 ml di olio
25 gr di mandorle (+ qualche mandorla per completare il piatto)
pomodorini q.b.
sale q.b.

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Procedimento:
– Sciacquate il grano saraceno sotto acqua corrente, poi fatelo cuocere in acqua bollente e salata per circa 20 minuti.
– Intanto in una scodella o contenitore abbastanza alti mettete la rucola e le mandorle, poi iniziate a tritare il tutto con un frullatore a immersione, aggiungendo l’olio a filo un po’ alla volta.

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– Scolate il grano saraceno e fatelo raffreddare, poi conditelo con il pesto di rucola e impiattate.
– Completate il piatto con qualche pomodorino fresco tagliato a pezzetti e qualche mandorla tritata grossolanamente.

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Gustate il piatto tiepido o meglio ancora freddo per pranzo o cena.
Le dosi indicate sono perfette per due persone: se necessario, raddoppiate o triplicate le dosi di pesto.
Se invece, come me, non utilizzate subito tutto il pesto, conservatelo in frigorifero per al massimo 3/4 giorni in un contenitore a chiusura ermetica coperto con un filo d’olio.

I miei consigli:
– Potete sostituire le mandorle con noci, nocciole o anacardi.
– Per un profumo ancora più intenso, aggiungete al pesto qualche foglia di basilico.

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Biscotti vegani con farina di riso e grano saraceno

Cercavo online la ricetta della pasta frolla vegana.
Poi però una ha troppo olio, l’altra troppa acqua, un’altra dice di farla riposare in frigo per almeno un’ora.

Ma quando vuoi fare dolci in settimana, ogni minuto è prezioso.
Poi mi viene in mente che avevo già preparato dei biscotti vegani. Allora recupero la ricetta e cambio qualche ingrediente perché di arance non è stagione e il cioccolato fondente l’ho finito facendoci merenda in ufficio.

Fra gli svariati sacchetti di farina, scelgo quella di riso, di grano saraceno e quella integrale. Poi prendo olio di semi, latte vegetale, zucchero e uvetta. E in meno di un’ora faccio 12 biscotti integrali vegani che hanno riempito casa di un profumo delizioso.

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Questi biscotti sono senza uova, burro nè derivati animali: sono più leggeri ma non per questo meno gustosi. Sono friabili fuori e più morbidi all’interno, poco dolci ma menomale c’è l’uvetta e con un sapore particolare dato dal mix di tre farine. In commercio si trovano tantissimi prodotti “senza”, ma farli in casa è sempre meglio. Se poi ci vuole così poco..

Ingredienti:
150 gr di farina integrale
100 gr di farina di grano saraceno
50 gr di farina di riso
80 gr di zucchero di canna
70 gr di olio di semi
20 cucchiai di latte di riso
50 gr di uvetta sultanina
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
2 cucchiaini rasi di lievito in polvere

Procedimento:
– In una ciotola capiente versate le farine, poi aggiungete il lievito, lo zucchero di canna e la cannella.

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– Versate l’olio e iniziate a mescolare con un cucchiaio di legno.
– Aggiungete il latte di riso e continuate ad amalgamare gli ingredienti fino ad ottenere un composto umido, omogeneo e morbido quanto basta per realizzare i biscotti senza che si sgretolino.
– Per ultimo, unite l’uvetta.
– Preriscaldate il forno a 180°C, intanto rivestite una teglia con carta forno e iniziate a realizzare i biscotti: prendete un po’ di impasto, fatelo rotolare fra le mani, schiacciatelo leggermente.
– Adagiate i biscotti sulla teglia, infornate e lasciate cuocere per 25 minuti circa a forno statico.

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– Sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare completamente.

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Sono buoni a colazione, per gli spuntini a metà mattina o per la merenda. O in qualsiasi momento vi venga voglia di dolce!

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I miei consigli:
– Io ho usato il latte di riso, ma voi scegliete quello che preferite: latte di avena, di farro, di soia, di mandorla…
– Al posto dell’uvetta, potete arricchire i biscotti con cioccolato fondente o lasciarli naturali.
– Io andavo di fretta, ma se potete, fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida per 10 minuti poi strizzatela e aggiungetela all’impasto.

Pane alla curcuma

Dove vendono il pane alla curcuma?
Io non conosco nessun negozio, panificio, supermercato in cui trovarlo.
Quindi l’ho fatto da me.

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Ogni volta che faccio il pane uso mix di farine diverse, aggiungo semi, non tengo mai il conto delle ore di lievitazione. Di conseguenza, il risultato non è mai lo stesso. A volte mi soddisfa meno e allora mi rimprovero per non aver usato la farina giusta, per non aver rispettato i tempi di lievitazione, per aver messo troppo poco sale. Altre mi soddisfa tantissimo, allora mi appunto la ricetta, osservo il risultato di una cottura perfetta, ringrazio Gioia e mi gusto il mio pane delizioso.

Il pane con la curcuma rientra in quest’ultimo caso, altrimenti non sarei qui a raccontarvi come farlo.
Sarà stato il color oro, la lievitazione giusta, la farina di semola.. ma questo è stato uno dei miei esperimenti meglio riusciti.
È bastato aggiungere ai soliti ingredienti, acqua-farina-lievito madre-sale, un cucchiaino di curcuma per avere un sapore tutto nuovo.

La curcuma è una spezia di origine mediorientale, molto usata nella cucina asiatica e non a caso uno degli ingredienti principali per la preparazione del curry. Ovunque venga aggiunta, colora i cibi di un giallo intenso e regala un gusto particolare, leggermente piccante.
In Italia il consumo di curcuma non è molto diffuso, eppure questa polvere gialla apporta molti benefici alla salute, tanto da essersi guadagnata la fascia di “superspezia”.
La curcuma ha proprietà antinfiammatorie e antisettiche, previene l’aumento di peso e le malattie degenerative, combatte il colesterolo e il diabete, aiuta la pelle e il cuore.

Ma torniamo alla ricetta, che io leggo e mi informo, ma sono più brava a fare il pane.
Scommetto che in pochi, quando lo servirete a tavola, sapranno riconoscere come lo avete fatto.

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Ingredienti:
200 gr di semola di grano duro
300 gr di farina 00
160 gr di lievito madre (rinfrescato da 3/4 ore)
300 ml di acqua
10 gr di sale
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di curcuma

Procedimento:
– In una ciotola capiente mettete il lievito madre e il miele, poi versate l’acqua tiepida e sciogliete il lievito con l’aiuto di una forchetta.
– Un po’ alla volta, aggiungete il mix delle due farine e, sempre con la forchetta, iniziate a mescolare fino a quando i liquidi saranno stati assorbiti.
– Aggiungete ora il sale e la curcuma e impastate con le mani, direttamente nella ciotola o mettendo l’impasto su un piano infarinato.
– Continuate a impastare per almeno 10 minuti.
– Prendete una ciotola pulita, adagiateci uno strofinaccio, infarinatelo leggermente; poi mettete l’impasto nella ciotola e copritelo con lo strofinaccio. Lasciatelo riposare in un luogo caldo e riparato per almeno 4/5 ore.
– Trascorsa la prima lievitazione, prendete l’impasto e su un piano infarinato fate un giro di pieghe.
– Fate lievitare l’impasto per altre 2/3 ore.
– Preriscaldate il forno a 250°C, mettete un foglio di carta forno su una placca e adagiateci sopra l’impasto.
– Praticate alcuni tagli sulla superficie dell’impasto, infornate e lasciate cuocere per 10 minuti. Poi abbassate la temperatura a 220°C e continuate la cottura per altri 35 minuti.
– Sfornate il pane e assicuratevi che sia cotto battendo sul fondo: se emette un rumore “sordo” allora il pane è pronto.
– Lasciatelo raffreddare completamente su una gratella, coperto da uno strofinaccio pulito.

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Dopo la cottura, quando il pane è ancora fumante, solitamente a notte fonda, taglio sempre un pezzettino per assaggiarlo.
Poi, quando si è completamente raffreddato, lo taglio a fette e congelo quello che non consumo subito.

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Il pane alla curcuma è ottimo per accompagnare piatti di verdure, ma può anche essere usato per fare originali bruschette con cui iniziare la cena.

I miei consigli:
– Valutate voi quanta curcuma aggiungere all’impasto: per me un cucchiaino è stato sufficiente, ma potreste anche metterne di più.
– Se non avete la semola, potete anche usare solo farina 00.

Pastiera napoletana

Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”
E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,
e con inimitabile fragranza
soddisfa primm ‘o naso, e dopp’a panza.
Pasqua senza pastiera niente vale:
è ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,
è comm ‘o Ferragosto senza sole.
Guagliò, chest’è ‘a pastiera. Chi ne vuole?
Ll’ ingrediente so’ buone e genuine:
ova, ricotta, zucchero e farina.”

Prima di provare a farla da sola, avevo assaggiato la pastiera solo tre volte in ventidue anni. Decisamente poco, ma abbastanza per farmi amare questo dolce. Forse perché le mie origini pugliesi non lo contemplano fra i dolci della tradizione, forse perché Milano è la terra del panettone e a Pasqua si preferisce la ben più popolare colomba. Ma io, che amo i dolci del caldo Sud, che amo la ricotta, che mangerei i cannoli della Sicilia, i pasticciotti di Lecce e le sfogliatelle di Napoli un giorno si e l’altro pure, ho deciso di provare a preparare la pastiera napoletana.

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La pastiera è un dolce della tradizione povera ma incredibilmente ricco. È un dolce elegante, gustoso, intramontabile e, ovviamente, d’elizioso. Ha il profumo degli agrumi, il colore del sole, il sapore di casa e di buono. Una base di tenera ma resistente pasta frolla contiene un morbido ripieno a base di ricotta, uova, grano e canditi. Ogni nonna e ogni donna, ogni madre e ogni moglie, che vive o ha origini del Sud, ha la propria versione, che tramanda a figli e nipoti o che custodisce gelosamente. E adesso anche io ho la mia.

Pensavo che fare la pastiera fosse complicato. Ora che l’ho fatta posso dire che non è poi così difficile. Ci vogliono soltanto tempo e pazienza.
Io ho iniziato il venerdì sera con la frolla, poi sabato ho preparato le creme, ho assemblato e cotto. L’ho gustata lunedì e l’attesa è valsa la pena: vedere la pastiera al centro della tavola è una grande soddisfazione, condividerla con tutti è un dolce piacere. E ogni morso ti fa sentire un po’ più a sud.

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Ho trovato la ricetta sul sito Panedolcealcioccolato. Le foto parlavano da sole e sapevo di potermi fidare ciecamente: ho seguito quasi tutto alla lettera, eliminando solo un piccolo passaggio per mancanza di tempo, e ho ottenuto una pastiera spettacolare.
La quantità di passaggi potrebbe scoraggiarvi.. ma bastano gli ingredienti giusti, un pomeriggio libero e la tenacia di resistere un paio di giorni prima di gustarla. Se avete questo, il successo è assicurato!
D’altronde “chest nunn’è nu dolce: è na’ poesia!”.

Ingredienti:
– Per la pasta frolla
330 gr di farina 00
130 gr di zucchero semolato
165 gr di burro
1 uovo intero
2 tuorli
1 limone
1 ml di aroma di fiori d’arancio
1 punta di cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
 
– Per la crema di ricotta
350 gr di ricotta di pecora
250 gr di zucchero semolato (la ricetta originale ne prevede 300 gr)
70 gr di canditi (misti)
3 uova intere
2 tuorli
2 ml di aroma di fiori d’arancio

– Per la crema di grano
300 gr di grano cotto
200 ml di latte fresco intero
1 limone
1 arancia
25 gr di burro

Procedimento:
Per la pasta frolla
– In una ciotola capiente amalgamate il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e la scorza di un limone, fino ad ottenere una crema morbida e omogenea.

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– Aggiungete l’aroma ai fiori di arancio, poi l’uovo intero e successivamente i due tuorli, con l’accortezza di far assorbire ogni uovo prima di unire il successivo.
– A questo punto unite la farina, il lievito per dolci e un pizzico di sale e mescolate. Tutto tenderà a compattarsi velocemente: otterrete un impasto liscio ma molto morbido.

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– Aiutatevi con un po’ di farina per formare una palla, poi schiacciatela, ricopritela con pellicola trasparente e ponetela in frigorifero per almeno 12 ore. Questo riposo è fondamentale perché garantirà la perfetta stesura della frolla.

Per la crema di ricotta
– Unite alla ricotta lo zucchero, mescolate bene e lasciate riposare (intanto preparate la crema di grano).

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– Trascorso il tempo di riposo setacciate il composto di zucchero e ricotta con un colino, trasferendo la crema in una ciotola capiente Questo passaggio serve a eliminare i grumi e ottenere una crema liscia e lucida.
– Aggiungete ora, una alla volta, le tre uova e i due tuorli, Poi unite l’aroma ai fiori d’arancio e i canditi, mescolate bene.

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Per la crema di grano
– In una casseruola abbastanza capiente porre le scorze di un’arancia e di un limone, il grano cotto (lo trovate tranquillamente nei supermercati), il latte e il burro.
– A fiamma bassa fate cuocere il tutto per 20/25 minuti circa, mescolando spesso, fino a ottenere una crema densa.
– Lasciatela raffreddare completamente.

Per assemblare e cuocere la pastiera
– Quando la crema di grano si sarà raffreddata, eliminate tutte le scorze degli agrumi cercando di sprecare meno crema possibile, poi unitela delicatamente alla crema di ricotta e canditi.
– Imburrate e infarinate uno stampo dai bordi di almeno 4/5 cm (meglio se svasati). Stendete i 2/3 della pasta frolla a un’altezza di 4/5 mm e adagiatela nello stampo. Eliminate la pasta in eccesso e bucherellate il guscio.
– Versateci all’interno il ripieno, senza arrivare ai bordi.
N.B. = io ho usato uno stampo di 28/30 cm e ho usato tutta la crema. Se usate uno stampo più piccolo, potrebbe invece avanzarne un po’.
– Con la pasta frolla rimanente formate le strisce con cui chiuderete la pastiera. Lasciatela riposare in frigorifero per un paio di ore circa. Questo eviterà che il dolce si gonfi, e dunque si spacchi, troppo in cottura.

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– Dopo il riposo in frigorifero, accendete il forno a 150°, poi infornate la pastiera e lasciate cuocere per un’ora e mezza circa. Fate la “prova stecchino” per verificare la cottura: se lo stuzzicadenti esce pulito, la pastiera è cotta. Spegnete il forno e lasciateci la pastiera per altri trenta minuti circa.
N.B. = se in cottura la pastiera dovesse gonfiarsi, aprite il forno per qualche secondo.
– Sfornate la pastiera e fatela riposare in un luogo fresco e asciutto. Questo tempo serve per fare amalgamare al meglio i sapori e per far sprigionare tutto il gusto della pastiera.  La frolla rimarrà friabile e il ripieno umido e profumato.

Dopo tanta attesa, la pastiera napoletana è pronta per essere gustata, con una leggera spolverata di zucchero a velo (io l’ho dimenticato, voi mettetecelo!). Che sia in famiglia o con gli amici, che sia inverno o primavera, è sempre bello trovare una fetta di pastiera nel piatto, rompere il friabile guscio di pasta frolla e affondare la forchetta nella ricca e saporita crema.

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I miei consigli:
– Come canditi io ho usato sia scorze di arancia che un mix di frutta. Vi sconsiglio il secondo, perché molto insapore. Usate piuttosto scorze candite di arancia e di cedro.
– Se vi avanza frolla e ripieno, potete realizzare anche una o due “mini-pastiere”.
– Preparate prima la crema di grano, così avrà più tempo per raffreddarsi.

Crostata con farina di riso e confettura di albicocche

Di quei periodi pieni, che potrebbero andare meglio ma vanno così e va bene lo stesso. Di quei periodi in cui inizi a leggere libri che poi lasci a metà e mangi dolci a non finire. Di quando hai voglia di cucinare ma al massimo prepari le schiscette per i pranzi in ufficio. E quando c’è solo la domenica per dormire ma non riesci e allora ti alzi e prepari torte.

Domenica mattina, sveglia troppo presto, prendo uova, farina e burro e ci faccio una crostata. Che la cugina di mamma aspetta di assaggiare i miei dolci e allora meglio non perdere tempo. Uso la confettura di albicocche che mi ha portato dalla Puglia e apro anche la farina di riso.

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Impasto la frolla e la faccio riposare in frigorifero il poco che basta per stenderla. Lei mi aiuta a farcire la crostata e posizionare le strisce.
La inforniamo. La torta esce dorata, profumata e bella. E la farina di riso la rende friabile e le regala un gusto che, a meno che l’abbiate già fatto, è da provare.
Io esco e a casa la assaggiano. Torno e ne è rimasta solo una fetta. Ché era buona e il giorno dopo a colazione lo era ancora di più.

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Ingredienti: (per uno stampo da 26/28 cm)
200 gr di farina 00
100 gr di farina di riso
100 gr di zucchero
150 gr di burro
1 uovo
300 gr di confettura di albicocche

Procedimento:
– In una ciotola capiente versate le due farine e lo zucchero, poi aggiungete il burro freddo tagliato a tocchetti.
– Cominciate a impastare: amalgamente il burro agli altri ingredienti sfregandolo fra i polpastrelli, fino ad avere un composto sabbioso.
– Aggiungete l’uovo intero e mescolate ancora per farlo assorbire. L’uovo legherà tutti gli ingredienti e otterrete un impasto liscio e omogeneo.

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– Avvolgete la pasta frolla in un foglio di pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
– Imburrate e infarinate uno stampo, poi tirate fuori la frolla dal frigo.
– Su un piano da lavoro o fra due fogli di carta forno ben infarinati, stendete i 2/3 della frolla con il mattarello.
– Prendete il disco ottenuto e adagiatelo nello stampo. Eliminate i bordi in eccesso e bucherellate il fondo con una forchetta.

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– Versate la confettura nel guscio di frolla e distribuitela bene, fino ai bordi.

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– Con la frolla rimanente realizzate delle strisce per decorare la crostata e terminate la torta.

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– Infornate la crostata e fatela cuocere per 30/40 minuti a 180°C.

Quando la torta sarà ben dorata, tiratela fuori dal forno e fatela raffreddare completamente.
Gustatela a colazione, merenda o dopo cena. E fate il bis in quei periodi un po’ più pieni e un po’ più difficili.

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I miei consigli:
– Potete scegliere la confettura che preferite: frutti di bosco, arance o fragole.
– Invece che decorare la crostata con tante strisce, provate a realizzare fiori, cuori o altro con stampi per biscotti.

Vellutata di topinambur e patate

Se provate a chiedere a chiunque cos’è il topinambur, scommetto che in pochi sapranno rispondervi.
Io lo conoscevo solo per fama: sapevo fosse usato per fare vellutate cremose o chips croccanti, ma ne ignoravo forma e sapore.

Settimana scorsa, mentre vago nel reparto di frutta e verdura del supermercato, un po’ alla ricerca di mirtilli e frutta secca, un po’ per prendere tempo prima della lezione di pilates, vedo una vaschetta di plastica. All’inizio mi sembra zenzero, poi mi avvicino, leggo l’etichetta: “topinambur”. Mi lascio convincere e la vaschetta finisce nel carrello.

Oggi, posso dirvi che il topinambur è un tubero, chiamato anche rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme o tartufo di canna. Contiene fibre, vitamine e proteine che lo rendono un valido alleato per la salute: il topinambur ha un basso indice glicemico quindi favorisce il senso di sazietà, riduce l’assorbimento di colesterolo cattivo e zuccheri, accelera il metabolismo e rafforza il sistema immunitario. Le sue proprietà sono meglio preservate se lasciato crudo, ma è cotto che il topinambur viene principalmente consumato.
Ha la consistenza delle patate ma il gusto dei carciofi. Il sapore è delicato ma allo stesso tempo deciso. Mi è piaciuto talmente tanto che ho già in mente di prepararci il risotto, le chips al forno, di metterlo crudo in insalata…

Intanto ho provato la vellutata di topinambur, che si prepara in poche mosse e con pochissimi ingredienti: si tagliano le verdure, si cuociono, si frullano. In poco più di mezz’ora avrete pronta la cena: leggera e deliziosa.

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Ingredienti:
500 gr di topinambur
1 patata medio grande
2 cucchiai di olio evo
sale, pepe, noce moscata q.b.

Procedimento:
– Pelate la patata e il topinambur poi sciacquateli con acqua fredda.

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– Tagliate i due ingredienti a tocchetti o fettine: più sono piccoli, più sarà veloce cuocerli.

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– Scaldate due cucchiai di olio in padella, poi aggiungete topinambur e patate.
– Rosolate le verdure per un paio di minuti, poi aggiungete 3 bicchieri di acqua e fate cuocere a fuoco medio.
– Mescolate di tanto in tanto, sistemate di sale e pepe e aggiungete un pizzico di noce moscata.
– Ultimate la cottura, versando acqua quanto basta. Ci vogliono circa 20 minuti.
– Trasferite le verdure e l’eventuale brodo in una ciotola e frullate il tutto con un mixer a immersione.

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Impiattate la vellutata, aggiungete semi a piacere e gustatela calda. Accompagnatela con pane, grissini o crostini.

I miei consigli:
– Per una vellutata ancora più cremosa, potete aggiungere qualche cucchiaio di ricotta o formaggio fresco.
– Ottima da sola, questa vellutata è così cremosa che può essere anche un originale condimento per risotti, pasta o orzo.

Barrette di avena con semi e frutta secca

Avete presente le barrette che si trovano sugli scaffali del supermercato?
Ecco, queste non ci assomigliano per niente: sono più croccanti, naturali e gustose.

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Sono barrette con fiocchi di avena, mirtilli disidratati, semi e frutta secca. Tanti ingredienti ma decisamente meno di quelli contenuti nelle barrette industriali (8 VS 20!). Infatti, se le barrette le preparate a casa, il numero degli ingredienti lo decidete voi: potete arricchire le barrette con uno, due, dieci tipi di semi; utilizzare cereali diversi o sceglierne uno solo; aggiungere la vostra frutta secca preferita o fare un mix di pistacchi, noci, mandorle ecc.

Queste deliziose barrette si preparano in meno di un’ora, sporcando solo una pentola e un cucchiaio di legno; sono dolci quanto basta e, burro a parte, contengono ingredienti che fanno bene.
L’avena è l’ingrediente principale della ricetta: vi ho già parlato di questo prezioso cereale nel post dedicato al porridge, di cui ormai non so più fare a meno.
Poi ci sono mandorle e nocciole, fonti di vitamina E, magnesio e potassio.
Ci sono i mirtilli disidratati che contengono ferro, fibre e vitamina C.
E infine ci sono i semi: di zucca, papavero e canapa, tutti ricchi di omega 6, omega 3 e sali minerali.
Così ogni barretta è un concentrato di nutrienti importanti. E un concentrato di bontà.

Ingredienti: (per 8 barrette)
100 gr di fiocchi di avena
40 gr di farina integrale
60 gr di zucchero di canna
50 gr di burro
60 gr di miele
30 gr di semi misti (zucca, papavero, canapa)
35 gr di mirtilli rossi disidratati
50 gr di frutta secca (mandorle, nocciole)

Procedimento:
– Tritate grossolanamente mandorle e nocciole e tenetele da parte.
– Sciogliete il burro a fuoco bassissimo in una casseruola capiente.
– Aggiungete lo zucchero di canna e fatelo sciogliere nel burro per qualche minuto, a fuoco acceso.
– Togliete dal fuoco e aggiungete gli altri ingredienti in quest’ordine: avena, farina integrale, miele, semi, mirtilli e frutta secca.

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– Accendete il forno a 180°C
– Rivestite una placca da forno con carta forno. Versate l’impasto sopra la carta e, aiutandovi con un cucchiaio di legno, dategli una forma di quadrato/rettangolo non troppo sottile (almeno 1 cm di altezza).

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– Infornate e fate cuocere per 15/20 minuti, facendo attenzione a non far scurire troppo la superficie.

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– Sfornate il croccante e fatelo raffreddare completamente.
– Una volta freddo, tagliatelo in modo da ricavarne barrette o quadrotti.

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Le barrette si conservano per qualche giorno, rivestite da carta forno e chiuse in un contenitore ermetico. Sono un ottimo snack per lo spuntino della mattina o per la merenda.

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I miei consigli:
– In cottura, il croccante tende ad allargarsi. Per ovviare il problema potete far cuocere le barrette all’interno di una piccola teglia di alluminio oppure, di tanto in tanto, aprire il forno e con un cucchiaio di legno ritoccare i bordi (un paio di volte è sufficiente).
– Non tagliate le barrette quando il croccante è ancora caldo e morbido, perché rischiate di ottenere barrette irregolari (e di scottarvi i polpastrelli!).
– Per arricchire le vostre barrette potete utilizzare gli ingredienti che preferite: provatele con cioccolato fondente e zenzero candito, oppure aromatizzatele con cocco grattugiato, cannella, cacao ecc.